Virginia (prima parte)

Quella che segue è la revisione di un racconto scritto un po’ di tempo fa per un concorso on line. Pubblico la prima parte. Poi vediamo
Ci fu quella neve grigia in Marzo. I giornali parlavano in modo neutro dell’ultima nevicata della stagione e del traffico. Lei sentiva già che la riguardava. Poi una mattina di settembre, davanti allo specchio del bagno, la sentì. Una piccola alterazione sul suo osso frontale, non un brufolo, non un bernoccolo ma una crescita anomala e inspiegabile, una collina la dove era sempre stata solo pianura e qualche ruga.
Sarebbe potuta andare da un medico. Analizzare sezionare raschiare rimuovere quel supplemento di testa. Cedere alla paura di un cancro, cancellarlo e magari non riuscirci e sprofondare in una quotidianità di terapie e analisi, perdere capelli neuroni nervi, lasciare il passo alla nausea e alla stanchezza cronica e vedere gli occhi spegnersi. “No – si disse – lo terrò e vedremo dove mi porta questo nuovo viaggio”.
Non aspettava niente. Sarebbe morta. O – quella cosa sarebbe sparita, o – sarebbe rimasta lì per sempre a tenerle compagnia, innocua alterazione della sua faccia che le avrebbe ricordato il giorno in cui, dopo la neve, aveva deciso di provare. In ogni caso qualcosa sarebbe cambiato e di questo aveva bisogno. Le bastava. Era la scommessa. La linea da varcare. Il punto da cui ripartire. Confortata, decisa, uscì.
Aveva smesso di nevicare da qualche giorno ma la neve resisteva ostinata formando una coltre uniforme su ogni cosa. Il paesaggio sembrava glassato di quella sostanza più compatta e dura di quanto le temperature in crescita avrebbero giustificato. Varcata la soglia osservò con sorpresa come i suoi piedi, invece di affondare, ricevessero come una spinta verso l’alto. Quasi rimbalzando si avviò lungo il vicolo perlaceo.
Qualche settimana dopo parlando con Paolo si rese conto che qualcosa non tornava. La fronte si era stabilizzata. Così la neve. Passeggiando nel parco, in mezzo a un paesaggio bianco sporco – lo smog della città aveva ormai annerito il candore – osservò che questa persistenza era strana. Il silenzio di Paolo fu bizzarro per un amico da sempre attento a tutto quello che lei gli diceva. Proseguì, come non avesse udito, o – come se fosse semplicemente impermeabile alle sue parole. Lasciò perdere.
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