da qualche parte (somuère) sofia si suicida

AVVERTENZA. Somewhere di Sofia Coppola non è un giallo, però sicuramente questo post è pieno di SPOILER. Se siete di quelli che non vogliono sapere niente di un film prima di averlo visto, NON LEGGETE.

Il film della Coppola è tutto racchiuso nella primissima sequenza. Un uomo corre su un circuito con la sua Ferrari nera. Lo vediamo entrare e uscire dall’inquadratura (un campo lungo, con l’auto che alternativamente passa in primo piano e lontano sul rettilineo opposto, col rumore del motore che sale e scende). Il tutto va avanti per un po’. Dopo qualche giro la macchina si ferma e l’uomo scende e si guarda intorno. Il film inizia.

La storia è tutta nel lento spostarsi del protagonista da un movimento circolare, ripetitivo e claustrofobico ad un movimento rettilineo. Infatti così il film si conclude. Johnny Marco parte con la sua Ferrari, viaggia –  questa volta in autostrade –  poi accosta e scende dalla macchina (come alla fine della prima sequenza, appunto) ma questa volta si avvia verso di noi quasi sorridente.

Il tutto è raccontato quasi esclusivamente attraverso la sospensione. La narrazione si interrompe e seguiamo Johnny Marco che osserva o vive momenti in realtà banali, ripresi quasi in tempo reale. Marco che guarda l’esibizione di due lap dancer nella sua stanza d’albergo (due volte), Marco che guarda la figlioletta pattinare,  che ascolta un ospite dell’albergo cantare, che si fa gli spaghetti, e così via.

Non c’è niente di sbagliato in questo film. E’ tutto molto ben fatto, ben girato, ritmi lenti ma accuratamente dosati, inquadrature molto studiate (con qualche scivolone da spot pubblicitario ma visto che stiamo si racconta una storia di ricchezza estrema, ci sta anche ), lentissimi, impeccabili e significativi carrelli.

L’unico vero problema, che alla fine me lo rende un po’ insopportabile, è che tanta perizia sia messa al servizio di una vicenda che NON DICE PROPRIO NULLA DI NUOVO E INTERESSANTE, ma è anzi quanto di più scontato si possa immaginare.  DF Wallace diceva da qualche parte che bisogna avere qualcosa di interessante da dire e che questo conta comunque più di quanto si sia bravi a raccontarlo. (Che poi è il motivo per cui DFW non è un vero autore postmoderno ma un classico). Qui abbiamo l’attore ricco e famoso che va in crisi oppresso dall’eccesso di vanità mondana e ricchezza e riscopre il rapporto con la figlia. C’è molto più approfondimento e ciccia su questi temi in un qualsiasi episodio della prima serie di  Dirt. Capisco che per Sofia Coppola figlia FF Coppola una storia del genere abbia un rilevanza personale, e questo si vede nella cura messa nel confezionarlo, nell’inserimento di episodi dichiaratamente autobiografici (l’imbarazzante, per me come italiano, visita in Italia con tanto di telegatti, Valeria Marini ammiccante e Laura Chiatti stronza) ma alla fine tutto ciò mi sa di già visto e  non riesce a farmi uscire che un bel CHISSENEFREGA!  Speriamo che Sofia si decida a rimettere la sua indiscutibile capacità registica a disposizione di storie più succose. Non a caso il suo film più convincente (IMHO) è quello d’esordio, The Virgin Suicides, tratto da un sostanzioso romanzo di Eugeneides. Se va avanti così altrimenti seguirà il destino delle sue vergini. Premi o non premi.

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2 Responses to da qualche parte (somuère) sofia si suicida

  1. alga ha detto:

    ehm.
    direi che TUTTO il film sta nella prima sequenza.
    un uomo che gira a vuoto nella propria vita.

    poteva finire così. poteva essere lungo due minuti.

    invece no.
    microfoni in campo.
    dialoghi inconsistenti.
    trovate fintamente ingenuogeniali (quel cameriere stonato che canta suonando la chitarra scordata).

    johnny marco dovrebbe essere un figo? mapperfavore.
    OSTENTATAMENTE dorme sempre, fuma sempre, guarda nel vuoto sempre,e sempre sbaglia il nome delle donne con cui si accompagna (perfino mentre se le tromba).

    e c’è perfino un’autocitazione, quando il rumore copre la voce di johnny mentre dice una cosa a sua figlia (che dovrebbe avere 11 anni? maddai): non è come lost in translation, quando bill murray bisbiglia all’orecchio della scarlett e noi non sentiamo?

    cara sofia, hai avuto per caso una lieve débâcle?
    o pensavi che siamo tutti de coccio?
    se volevi farci capire che ‘sto poveraccio è alla fruttissima, non bastava la prima sequenza?
    ma perché poi hai insistito con una narrazione rozza, approssimativa, da saggio di fine corso (anche se forse salverei la sequenza delle gemelle che fanno lapdance: almeno esteticamente, palanhiukamente parlando, aveva un suo perché)?

    dai, torna a farci vedere della bella roba, tipo il giardino delle vergini suicide, lost in translation (che io amo assai) o marie antoinette (con quella dunst multiforme e quella colonna sonora da urlo) e smettila di farti sputtanare col fatto che hai vinto il festival solo perché il tuo ex fidanzato era il presidente della giuria 😉

  2. imadashell ha detto:

    Sì è un po’ un prodotto da festival. Come le cosette di Vincent Gallo, per dire. E i microfoni in campo ci sono proprio (per chi lo va a vedere: occhio in alto verso dx nella scena in cui JM si mangia la frutta tutto solo sul divano). Direi che il tuo giudizio “saggio da fine corso” mi trova d’accordo. La avrei promossa, ma non le avrei dato un premio da festival.

    Una notazione. Anche io pensavo che ‘attrice chje fa la ragazzina fosse sbagliata. Ma vedendo in rete pare che l’attrice in effetti abbia 12 anni… boh mangeranno troppe vitamine

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