re-visioni: Sentieri Selvaggi

13 ottobre 2010

Quello che non sopporto più, oggi, sono i brutti film

Avvertenza: se siete fra quelli che non hanno ancora visto Sentieri selvaggi (1) non leggete questo post perché vi svela alcune cose sulla vicenda del film e (2) vedetelo!

Io lo ho rivisto qualche sera fa. Decisamente un film fatto di contrasti.

Uomini – donne

Coloni – nativi

Nordisti – Sudisti

Texani – federali

Alcuni contrasti vivono all’interno dei personaggi (per esempio il reverendo Clayton, al tempo stesso pastore e ranger)

Spesso i contrasti vengono messi in scena nella stessa immagine:

Interni – esterni

Altre volte si alterna. Caldo contro freddo (durante la quest Ethan e Martin si muovo sempre o nel deserto o in un paio di occasioni in mezzo alla neve)

Moltissime sono le inquadrature in cui si vedono praticamente solo l’azzurro del cielo ed il giallo del deserto.

Una delle mie preferite: gli indiani circondano il drappello di coloni che gli sta dando la caccia. I bianchi in valle, gli indiani in fila che sul crinale della collina si stagliano contro il cielo:

Nella narrazione il contrasto è una vera e proprio regola. Praticamente in tutto il film non vediamo MAI due personaggi interloquire senza essere in contrapposizione più o meno esplicita (dal ritorno di Ethan con il suo incontro col fratello Aaron fino alla scazzottata finale fra Charlie e Martin), senza contare il rapporto Ethan/Martin che percorre tutto il film.

Questa nettezza anche visiva ha l’effetto di far risaltare ancora di più tutto quello che esce da questo schema continuamente riaffermato. Così quando Ethan raggiunge Debbie/Nathalie Wood e invece di spararle (cosa a cui tutto il film ci ha preparato) la abbraccia capiamo di trovarci proprio di fronte al nucleo della vicenda. Che è una storia che parla, su tutto, di identità incerte e meticce e del percorso che conduce alla loro affermazione. Ethan odia Martin per il suo essere (per “un ottavo”) indiano, odia gli indiani al punto di uccidere i bisonti per affamarli, odia Debbie per il suo essere diventata la moglie di un indiano. Però poi lascia la sua eredità a Martin, prova compassione per gli indiani massacrati dai militari – la bellissima sequenza nell’accampamento indiano devastato –  e quando alla fine raggiunge Debbie non la uccide ma la abbraccia riconoscendola comunque come la bambina che sollevava da terra con lo stesso gesto all’inizio del film.

La lunga quest di Ethan si conclude così con una presa d’atto che i tempi son cambiati e che le diversità vanno vissute. Ma a questo punto Ethan non può che lasciare che la porta si chiuda su di lui tagliandolo fuori da quel futuro che si afferma -anche grazie a lui –  nella casa (ancora il dentro/fuori), e rimane in quel deserto che prima o poi scomparirà per fare posto al giardino della civiltà, come profetizza Maria Jorgensen. Noi restiamo dall’altra parte nel buio della casa/sala.

Attuale, no?

PS: Le immagini le ho saccheggiate prevalentemente da qui. Dateci un’occhiata vale la pena. Peccato che a quanto pare non viene più aggiornato.

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il consenso nell’era della sua riproducibilità tecnica

7 ottobre 2010

Circa tre mesi fa ho smesso di fumare.  Fumavo più o meno accanitamente dalla fine del liceo, il che vuol dire da un sacco di tempo. Per farlo ho letto un libro che a quanto pare hanno letto e stanno leggendo in tanti. Niente di speciale, come libro. Cioè le solite tecniche che chiunque abbia avuto a che fare con motivatori, PNL e gente come Virgilio Degiovanni conosce (sì, sono fra questi…). Anzi qui dentro se ne trovano pure un po’ meno di quanto ci si potrebbe aspettare da un libro del genere, per di più americano. Più che altro si capisce che certi sistemi sono le basi su cui il libretto è costruito. Anche le informazioni terrorizzanti sul fumo (che ci sono tutte anche se non sono il core del testo) sono ben note a chiunque fumi. In ogni caso erano tutte ben note a me. Niente di nuovo insomma. Però ho smesso di fumare indi il libro ha funzionato. Poi ho cominciato a chiedermi perché. Non ho ancora trovato una risposta soddisfacente tuttavia questa riflessione mi ha portato a chiedermi se sarebbe altrettanto facile convincermi a fare o non fare qualcos’altro che magari non voglio. Tipo votare Lega o iscrivermi ai Team della Libertà. Temo sia così. Insomma esistono strumenti per indurci a fare qualsiasi cosa. Ma allora, tenuto conto che tali strumenti sono ormai ben noti e ampiamente disponibili e anzi utilizzati su larga scala, ha ancora senso un sistema in cui le scelte che riguardano la comunità sono decise a maggioranza? Insomma, la democrazia ha ancora senso nell’era della riproducibilità tecnica del consenso?

(nella foto Dexter Gordon, ovvero fumare fa male specie se ti guadagni da vivere soffiando dentro un tubo di ottone, ma è sicuramente molto fotogenico)


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