professioni e speranze

30 novembre 2010

Quello che non sopporto più oggi sono gli anziani bempensanti, mal facenti e dalle idee vieppiù confuse

“Una ragazza che si dichiarasse prostituta davanti al mondo si preclude tutte le strade per un lavoro futuro, o per trovare un marito”

Leggendo questa frase detta dal presidente del consiglio (è un virgolettato pubblicato sul sito del giornale di suo fratello indi possiamo ritenere la abbia davvero detta o, il che è lo stesso, che ritenga utile che si pensi lo abbia fatto) mi vengono alcuni pensieri:

(1)   Se fossi persona dedita alla prostituzione mi sentirei offesa. Intanto perché un lavoro ce l’ho già indi non mi precludo proprio niente. Quanto al marito non è necessariamente una cosa che sia proprio indispensabile per la propria realizzazione no? E se mi capitasse per le mani o sotto i denti il premier o una sua parte non so se resisterei alla tentazione di fargli molto male.

(2)   Spero sinceramente che quanto detto al punto (2) accada. Senza esagerare, diciamo collocandosi in quella zona grigia che sta fra un forte dolore e il reato di lesioni…

(3)   Qualora il premier faccesse le mie stesse considerazioni questo potrebbe portare infine ad una moralizzazione della vita pubblica (chissenefrega!) e alla possibilità per Silvio Berlusconi di riallocare al sonno le ore che Morfeo pretende da un signore di una certa età quale lui ormai (da anni) è.


Quello che non sopporto, oggi, è la vita

29 novembre 2010

in particolare quella umana. Questo cancro schifoso che si è diffuso in ogni angolo del pianeta, diffondendo le sue secrezioni più disgustose di merda piscio cemento e letteratura ovunque. Meno male che tutto prima o poi ha fine.


I remember DFW

16 novembre 2010

Quello che non sopporto oggi è che David Foster Wallace si sia suicidato.

A sorpresa su un blog che frequento molto compare questo pezzo (di cui qui si trova la versione inglese, più o meno). Non è probabilmente molto elegante postare su un blog il link ad un altro blog che a sua volta riporta un pezzo tratto da un discorso finito in un libro. Però siccome vale proprio la pena di leggerle ste tre paginette me ne frego della netiquette e pubblico. Buona lettura.


Cinema geriatrico (Mammuth vs. The Wrestler)

11 novembre 2010

Quello che non sopporto più, oggi, sono quelli che non vogliono invecchiare

Ultimamente il cinema in cui mi imbatto si interroga parecchio sulla vecchiaia. Cosa prevedibile in fondo essendo il prodotto di una società sempre più longeva. Dopo le esplorazioni estreme di Settimo Cielo (Wolke Neun, Germania 2008) alla scoperta del sesso dopo i 70, vedo Mammuth.  E ho ripensato istantaneamente a The Wrestler. Le differenze fra i due film sono tante, e non vale neanche la pena soffermarcisi, però uno degli aspetti centrali è comune ai due film. Un attore famoso, per alcune generazioni un divo, a modo suo un sex symbol (perché pure questo è stato Depardieu) mette in scena il suo corpo in disfacimento. I segni che lascia una vita di mattatoio sono certo diversi da quelli che lascia una vita su un ring di wrestling, però la strabordante pancia di Depardieu, drappeggiata mollemente sulle sue anche, non è molto diversa dalle cicatrici e dal volto sfigurato di Rourke. Entrambi devono confrontarsi con la fine di una loro parabola esistenziale (la pensione, la carriera in declino) e con un mondo che cambia e li dimentica (l’impossibilità di avere una pensione, i bambini che non sanno più chi sei). Entrambi incontrano una giovane figura femminile (con esiti prevedibilmente diversi visto che la deliziosamente svagata Miss Ming di Mammuth non ha molto in comune con la figlia di The Wrestler, e infatti regala al signor Pilardosse un lieto fine negato a Randy the Ram). Tutto questo è raccontato più che con le parole con i corpi ballonzolanti dei protagonisti. Straordinaria per esempio  (e invero un po’ disgustosa) la scena in cui Pilardosse incontra il cugino e tenta invano di rivivere i giochi erotici dell’adolescenza, a contraltare alla storia d’amore impossibile di Randy con Marisa Tomei. Il corpo rifiuta di tornare indietro, ci inchioda al nostro presente, ce lo mostra ogni volta che proviamo a portarlo fuori da esso. Un altro dettaglio accomuna i due film: l’immagine sgranata e sporca. Non casualmente direi.

Ma i due film danno risposte diverse alla stessa domanda: come invecchiare? Pilardosse riparte, catalizzato dall’incontro con una gioventù che lo feconda e lo aiuta a liberarsi dei fantasmi del passato (a proposito, ma la Adjani non invecchia mai?), Randy compie l’autodistruzione finale (it’s better to burn out than to fade away) nel tentativo consapevolmente disperato di riviere una identità che il suo corpo gli nega.

Film utili da  confrontare con un immaginario dominante in cui la vecchiaia è perlopiù dissimulata e negata, chirurgicamente aggredita e rimossa…

PS Vedo anche Potiche, in cui la risposta finale all’invecchiamento è alla fine entrare in politica. Attuale anche quello no?


NDE – un abbozzo di riflessione su alcuni cattivi costumi del presente

10 novembre 2010

quello che non sopporto più, oggi, sono quelli che negano l’evidenza

Negli ultimi tempi sempre più spesso mi imbatto – sia nel pubblico che sul lavoro e nel privato – in una nuova figura retorica che chiamerò “la negazione dell’evidenza” (NDE per gli amici). Un’arma potentissima. Mi spiego. Nel libro di Italiano di mio figlio (quello che fa la quarta elementare) c’è tutta una parte sugli elementi della comunicazione: emittente, ricevente, messaggio, canale, codice e CONTESTO. La NDE lavora sul contesto e rende praticamente impossibile l’argomentazione in quanto blocca il meccanismo stesso della comunicazione. Negando l’evidenza, ciò che dovrebbe essere comune ed assodato, viene a mancare un contesto condiviso e ci si trova isolati dal proprio interlocutore, nella totale impossibilità di dirgli alcunché.

La NDE ha ovviamente le sue regole. Provo ad elencare le prime che ho identificato.

Ignorare la realtà. Il punto di partenza è che chi pratica la NDE deve ignorare qualsiasi dato di realtà. Attenzione, IGNORALO, non discuterlo o confutarlo. Un po’ come  in questo vecchio film.

Certezze assolute. Per essere davvero efficace la NDE deve basarsi su una certezza assoluta.

Naturalezza. Chi pratica la NDE non deve necessariamente dare enfasi all’affermazione negante, che può essere fatta con la stessa naturalezza con cui si dice in un giorno di pioggia “Piove!”

Sottintendere. Più la negazione è enorme più deve essere data per scontata. Spesso la NDE non viene neppure esplicitamente prodotta ma funziona da fondamento della argomentazione, permeandola così interamente. Questo garantisce anche un certo effetto sorpresa. Ci vuole infatti un po’ di tempo perché l’interlocutore si accorga di trovarsi di fronte a una NDE.

Sul privato gli effetti dell’uso della NDE sono drammatici e portano ad una specie di paralisi del rapporto fra individui, che può sfociare solo nell’allontanamento o  nel conflitto non verbale ma fisico.
Ma è sul piano pubblico che la NDE manifesta maggiormente il suo impatto devastante. Amplificata dall’uso dei media la NDE va infatti ad intaccare la percezione diffusa della realtà. Si perde la capacità di distinguere il vero dal falso accettando le affermazioni del negatore come le uniche vere in virtù della regolarità con cui le incontriamo. Oppure ci si ritira dalla politica nel proprio micro-mondo reale e rassicurante ma politicamente irrilevante. Entrambi fenomeni funzionali agli obiettivi del negatore. La NDE è in fondo il vero segnale della vittoria dell’ideologia. E forse questo spiega gli ultimi anni della nostra storia, no?


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