Cinema geriatrico (Mammuth vs. The Wrestler)

Quello che non sopporto più, oggi, sono quelli che non vogliono invecchiare

Ultimamente il cinema in cui mi imbatto si interroga parecchio sulla vecchiaia. Cosa prevedibile in fondo essendo il prodotto di una società sempre più longeva. Dopo le esplorazioni estreme di Settimo Cielo (Wolke Neun, Germania 2008) alla scoperta del sesso dopo i 70, vedo Mammuth.  E ho ripensato istantaneamente a The Wrestler. Le differenze fra i due film sono tante, e non vale neanche la pena soffermarcisi, però uno degli aspetti centrali è comune ai due film. Un attore famoso, per alcune generazioni un divo, a modo suo un sex symbol (perché pure questo è stato Depardieu) mette in scena il suo corpo in disfacimento. I segni che lascia una vita di mattatoio sono certo diversi da quelli che lascia una vita su un ring di wrestling, però la strabordante pancia di Depardieu, drappeggiata mollemente sulle sue anche, non è molto diversa dalle cicatrici e dal volto sfigurato di Rourke. Entrambi devono confrontarsi con la fine di una loro parabola esistenziale (la pensione, la carriera in declino) e con un mondo che cambia e li dimentica (l’impossibilità di avere una pensione, i bambini che non sanno più chi sei). Entrambi incontrano una giovane figura femminile (con esiti prevedibilmente diversi visto che la deliziosamente svagata Miss Ming di Mammuth non ha molto in comune con la figlia di The Wrestler, e infatti regala al signor Pilardosse un lieto fine negato a Randy the Ram). Tutto questo è raccontato più che con le parole con i corpi ballonzolanti dei protagonisti. Straordinaria per esempio  (e invero un po’ disgustosa) la scena in cui Pilardosse incontra il cugino e tenta invano di rivivere i giochi erotici dell’adolescenza, a contraltare alla storia d’amore impossibile di Randy con Marisa Tomei. Il corpo rifiuta di tornare indietro, ci inchioda al nostro presente, ce lo mostra ogni volta che proviamo a portarlo fuori da esso. Un altro dettaglio accomuna i due film: l’immagine sgranata e sporca. Non casualmente direi.

Ma i due film danno risposte diverse alla stessa domanda: come invecchiare? Pilardosse riparte, catalizzato dall’incontro con una gioventù che lo feconda e lo aiuta a liberarsi dei fantasmi del passato (a proposito, ma la Adjani non invecchia mai?), Randy compie l’autodistruzione finale (it’s better to burn out than to fade away) nel tentativo consapevolmente disperato di riviere una identità che il suo corpo gli nega.

Film utili da  confrontare con un immaginario dominante in cui la vecchiaia è perlopiù dissimulata e negata, chirurgicamente aggredita e rimossa…

PS Vedo anche Potiche, in cui la risposta finale all’invecchiamento è alla fine entrare in politica. Attuale anche quello no?

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3 Responses to Cinema geriatrico (Mammuth vs. The Wrestler)

  1. alga ha detto:

    … ti sei perso marisa berenson in io sono l’amore (bellissimo film, peraltro)? 😀

  2. imadashell ha detto:

    Si questo proprio non me lo sono perso. Dici che devo recuperare?

  3. alga ha detto:

    il film secondo me è strepitoso (c’è tilda swinton, non so se rendo l’idea…) e c’è marisa berenson che fa la parte della mummia 😀

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