Tutto il potere ai soviet… ehm, al parlamento! (ovvero mio padre Montesquieu Lenin Nostradamus e l’On. Ceroni)

21 aprile 2011

Oggi non ne posso più della democrazia

Accadeva raramente che mio padre mi aiutasse a fare i compiti. Però quando mi imbattei nella educazione civica fu naturale rivolgermi a lui, allievo di Moro, avvocato di formazione ed in parte di professione (per molti anni alternò la pratica di civilista all’insegnamento del diritto), insomma persona competente in materia nonché abituata a trasmettere le sue conoscenze in merito. E ricordo ancora, come uno dei momenti importanti della mia formazione (non istruzione, proprio formazione) la lezione numero 1, che verteva sulla teoria della separazione dei poteri. Ovviamente partendo dalle riflessioni che fece in merito nel secolo decimo ottavo il signore nel ritratto, in un libro chiamato “Lo spirito delle leggi”.

Mi chiedo quanto abbia letto e riletto e studiato e approfondito questa ormai consolidata teoria l’on. Remigio Ceroni, quante notti insonni abbia trascorso in preda a filosofici tormenti prima di produrre la seguente affermazione:

“Occorre ristabilire la gerarchia tra i poteri dello Stato. ”

C’è da dire che lui stesso ci viene in aiuto specificando: “visto che al momento non è possibile fare una riforma in senso presidenziale (ndr: spostare un po’ più su nella gerarchia il potere esecutivo) come vorrebbe Berlusconi, per ora ribadiamo la centralità del Parlamento” (ndr: spostiamo un po’ più su il potere legislativo). Orbene tale ragionamento appare del tutto privo di senso: siccome non possiamo dare più potere a chi detiene il potere ESECUTIVO allora intanto ne diamo un po’ di più a chi detiene quello LEGISLATIVO. Così, tanto per rimescolare un po’ le carte.

L’unico modo per ridurre a coerenza il pensiero dell’On. Ceroni è esplicitare la premessa che lui non dice, vuoi perché preso da sorprendente imbarazzo vuoi perché –  come ritengo più verosimile – la da per scontata.  Tale premessa recita più o meno così: “Tanto siamo sempre noi”. E così si capisce anche che c’entra Montesquieu e perché questa mattina mi son svegliato ripensando al mio papà. Direi che si capisce anche che preoccuparsi per la costituzione è a questo punto abbastanza marginale: il principio della separazione dei poteri che essa prevede è già “de facto” andato al diavolo. Che lo diventi anche “de iure” è si importante ma non poi così tanto.

Il mio papà non c’è più da qualche anno ormai ed io che sono un povero ingegnere mi sono dovuto ripassare un po’ di cose su internet per vedere a chi altro nella storia non andava già sta cosa dei tre poteri. Ho trovato JJ Rousseau e Lenin. Una compagnia tutto sommato interessante per un esponente del PdL.

Ah dimenticavo, Montesquieu diceva anche un’altra cosa:

“Se il corpo legislativo fosse riunito in permanenza, potrebbe capitare che non si facesse che sostituire nuovi deputati a quelli che muoiono; e in questo caso, una volta che il corpo legislativo fosse corrotto, il male sarebbe senza rimedio. Quando diversi corpi legislativi si susseguono gli uni agli altri, il popolo, che ha cattiva opinione del corpo legislativo attuale, trasferisce, con ragione, le proprie speranze su quello che succederà. Ma se si trattasse sempre dello stesso corpo, il popolo, una volta vistolo corrotto, non spererebbe più niente dalle sue leggi, s’infurierebbe o cadrebbe nell’apatia.” I Tunisini gli Egiziani i Libici hanno scelto la prima opzione, noi direi la seconda. Di questo mi preoccuperei, più che dell’articolo 1 della costituzione.

Ah, questo Montesquieu, altro che Nostradamus!


i compleanni al tempo di internet

31 marzo 2011

Una valanga di auguri una marea di auguri un’infinità di auguri da persone inaspettate dimenticate appena sentite o reincontrate ne ricevevo meno quando ero (solo) un uomo oppure tanti click distratti casuali fatti rispondendo al reminder di un’applicazione ideata in California sviluppata in India e il cui uso accumula dollari su un conto alle Cayman la nuova carne avanza le relazioni si disincarnano in una nebbia digitale perdono peso specifico si moltiplicano quantitativamente il senso di non esistenza avanza il corpo scompare siamo solo occhi cavati via che fluttuano davanti ad uno schermo dita amputate che corrono su una tastiera siamo una pagina di facebook un blog un indirizzo skype e l’internet crackdown farà più morti del bombardamento di Dresda so it goes

(ringrazio qui tutti quelli che ieri mi hanno fatto gli auguri su Facebook e via Skype. Non ve la prendete questo piccolo sfogo non particolarmente originale è l’effetto dell’interazione fra i 45 anni appena compiuti e la recente lettura di questo libro qui


Quello che non sopporto, oggi, è la vita

29 novembre 2010

in particolare quella umana. Questo cancro schifoso che si è diffuso in ogni angolo del pianeta, diffondendo le sue secrezioni più disgustose di merda piscio cemento e letteratura ovunque. Meno male che tutto prima o poi ha fine.


il consenso nell’era della sua riproducibilità tecnica

7 ottobre 2010

Circa tre mesi fa ho smesso di fumare.  Fumavo più o meno accanitamente dalla fine del liceo, il che vuol dire da un sacco di tempo. Per farlo ho letto un libro che a quanto pare hanno letto e stanno leggendo in tanti. Niente di speciale, come libro. Cioè le solite tecniche che chiunque abbia avuto a che fare con motivatori, PNL e gente come Virgilio Degiovanni conosce (sì, sono fra questi…). Anzi qui dentro se ne trovano pure un po’ meno di quanto ci si potrebbe aspettare da un libro del genere, per di più americano. Più che altro si capisce che certi sistemi sono le basi su cui il libretto è costruito. Anche le informazioni terrorizzanti sul fumo (che ci sono tutte anche se non sono il core del testo) sono ben note a chiunque fumi. In ogni caso erano tutte ben note a me. Niente di nuovo insomma. Però ho smesso di fumare indi il libro ha funzionato. Poi ho cominciato a chiedermi perché. Non ho ancora trovato una risposta soddisfacente tuttavia questa riflessione mi ha portato a chiedermi se sarebbe altrettanto facile convincermi a fare o non fare qualcos’altro che magari non voglio. Tipo votare Lega o iscrivermi ai Team della Libertà. Temo sia così. Insomma esistono strumenti per indurci a fare qualsiasi cosa. Ma allora, tenuto conto che tali strumenti sono ormai ben noti e ampiamente disponibili e anzi utilizzati su larga scala, ha ancora senso un sistema in cui le scelte che riguardano la comunità sono decise a maggioranza? Insomma, la democrazia ha ancora senso nell’era della riproducibilità tecnica del consenso?

(nella foto Dexter Gordon, ovvero fumare fa male specie se ti guadagni da vivere soffiando dentro un tubo di ottone, ma è sicuramente molto fotogenico)


eccoci qui in un posto nuovo

17 settembre 2010

Pochi giorni e già si cambia piattaforma, su consiglio di qualcuno più esperto in bloggherie.


il mio lavoro

7 settembre 2010

Allora ci sta un tipo sulle montagne di un paese lontano e poverissimo che pascola le pecore. Arriva uno in giacca e cravatta ma scarponi da trekking ipertecnologici che si avvicina al pastore e gli dice “scommettiamo una pecora che ti so dire quante pecore hai senza contarle?” Il pastore annuisce, il tipo tira fuori un computer portatile ed una antenna per il collegamento satelllitare, traffica un po’ con un programma GIS, incrocia un po’ di dati e alla fine dice “373”. Il pastore lo guarda annuisce e gli passa un animale che ha a portata di mano. Il tipo se lo mette sotto il braccio e fa per andarsene quando il pastore lo apostrofa così: “scommettiamo una pecora che indovino che lavoro fai?” Il tipo accetta la sfida e il pastore attacca “Sei un consulente internazionale: sei arrivato qui senza essere stato chiamato a dirmi una cosa che sapevo già e non sai niente di pecore infatti quello che ti ho dato è il cane. Ora ridammelo”

Ci sono alcuni che si guadagnano da vivere vendendo questa gente qui, si chiama “fare consulenze”. Io sono uno di loro.


magari a me andrà meglio

6 settembre 2010

Decido alla fine di fare un blog. Ce l’hanno tutti, adesso ce l’ho anche io. Ero stufo di diffondere i miei deliri infestando i blog dei miei amici e degli sconosciuti. Cioè, di fare SOLO quello. Così mi decido mi metto in proprio e me ne esco con un titolo dritto dritto da un film di un po’ di anni fa su un tipo che non ne poteva proprio più usciva di testa e trovava un bel po’ di sostenitori. Non che questo gli risparmiasse di fare una brutta fine… magari a me andrà meglio


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