station to station

8 febbraio 2011

Quello che non sopporto più, oggi, è che tutto diventa uguale, e come se non bastasse pure brutto!

La scorsa settimana, dopo parecchio tempo che non mi capitava,  son arrivato a Milano in treno. Ho sempre amato quella stazione, una delle poche cose davvero belle che ci sono in una città che non sono mai riuscito ad amare (l’altra è Sant’Ambrogio, e siamo più o meno arrivati alla fine della lista).  Quelle tre gallerie di vetro e acciaio che si protendono a divorare i treni, quegli atri enormi di pietra chiara in cui volteggiano i piccioni, quelle scalinate da giganti mi hanno sempre riportato alle scenografie di Metropolis, all’era delle esposizioni universali, ai disegni di Sant’Elia… Un vero capolavoro di architettura futurista!

Ciò detto si capirà la mia drammatica delusione quando, sbarcando pieno di aspettative dal mio treno, dopo aver pregustando durante la breve passeggiata lungo il binario le delizie sensoriali di cui sopra, impattavo drammaticamente in un centro commerciale. Al posto di Metropolis c’era Centovetrine. Le esposizioni avevano lasciato il posto agli espositori, agli stessi negozi in franchising che avrei rivisto il giorno dopo a Linate e all’aeroporto di Bruxelles e che avevo visto il mese scorso in quello di Barcellona e che posso incontrare se tanto tanto mi distraggo e finisco al cinema al multisala/centro commerciale/stadio che infetta la città dove vivo. Sant’Elia ormai morto e sepolto nella sua trincea è stato sostituito da un manipolo spietato di grafici pubblicitari ossessionati da donne anoressiche e ammiccanti…

era questo che aveva in mente?

Impossibile in tale luccichio ritrovare le linee pure dei pilastri, l’atmosfera dark-industriale della vecchia stazione, il mix futurismo e  decadenza, di ricchezza e povertà che raffigurava la città fin dalla sua porta/stazione…

Ed anche impossibile sedersi se è per quello, visto che la sala d’aspetto (quella vecchia sala d’aspetto con enormi tavoloni di legno scurito dagli anni, in cui aleggiava la puzza della povertà e dell’attesa) era ovviamente diventata l’ennesimo shop!

Tutto questo è stato sacrificato all’esigenza di creare spazi commerciali.Del resto come la stazione futurista veicolava una certa idea di Milano che si apriva ad accogliere le genti per proiettarle in una ville che boccionianamente monte, anche la stazione centro commerciale svolge la sua funzione. Una Milano da vendere.

A questo punto ho molta paura di tornare a visitare Sant’Ambrogio…


MI SONO ROTTO

18 gennaio 2011

Oggi non ne posso più delle puttane del nano. Insomma ok è un puttaniere che si è scopato pure una minorenne. Sarà vero non sarà vero chi se ne frega. In tutti i paesi del mondo una persona su cui possa anche semplicemente avanzarsi il dubbio su una cosa simile, su una percentuale MINIMA delle cose che si stanno raccontando su questo povero vecchio (questa è l’immagine che esce ormai del nano), ecco questa persona sarebbe già fuori dalla vita politica e pubblica. Tutti gli avrebbero voltato le spalle e non se ne parlerebbe neanche più se non per imbarazzo almeno per rispetto ad una persona che ha evidenti problemi di salute mentale. Qui non succede, lui non se ne va, e così ci troviamo i quotidiani ed i siti web di informazione così infarciti di puttane e puttanate che i programmi di protezione dalla pornografia in rete ancora un po’ non ci fanno più aprire neanche il sito di Avvenire!

E che cazzo, BASTA.

Rivendico il diritto alla NON-INFORMAZIONE, ribadisco il dovere di chi informa di selezionare le notizie, esigo che chi mi racconta il mondo ristabilisca una scala di priorità riconducibile ad una realtà altra da quella che circonda nel bene e nel male un singolo povero vecchio disturbato. Anche se è il presidente del consiglio. Basta, di lui ne so davvero abbastanza. Raccontatemi qualcos’altro, qualcosa di VERO. CAZZO.


l’attualità del male

12 gennaio 2011

“Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più.”

(Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, 1951)

Uno dice finite le grandi ideologie non si danno più totalitarismi no? E’ ovvio. Ci penso. Non c’è neanche bisogno di scomodare la sopravvivenza dell’ideologia del mercato per capire che non è così. Basta leggere una cosina scritta nel 1951 per chiedersi se non siamo messi peggio oggi che negli anni 30… quando c’erano solo radio e giornali a confonderci le idee e le grandi ideologie erano comunque fenomeni se non locali localizzati.

PS: Il signore nella foto secondo me c’entra assai con tutto questo


il solstizio della repubblica

23 dicembre 2010

Oggi non ne posso più di quelli che “chiacchieri chiacchieri non sai far altro” (Zazie esci dal metro e vieni a salvarci!)

Un po’ di tempo fa discutevo su un altro blog la teoria del grande complotto (vedi qui). Vedendo gli sviluppi delle vicende parlamentari post-14 Dicembre la mia fiducia nella correttezza di tale teoria va rafforzandosi.  Con l’aggiunta che pure questa nuova leggenda metropolitana del terzo polo mi pare una ulteriore declinazione del medesimo complotto. Alla fine della fiera quello che si fa nelle aule parlamentari è evitare con cura di votare in modo da mettere in difficoltà questo Governo e questa maggioranza (nel link un esempio a caso). E non credo che succeda perché quando si avvicina il solstizio di inverno (noto in questa parte del mondo come natale) sono tutti più buoni. Ma quello che mi fa davvero incazzare è che questi deficienti del PD continuano a cascarci inseguendo improbabili ed inverosimili intese, per (1) opportunismo, (2) paura e (3)  idiozia. E fino a che all’opposizione avremo solo questa trinità il nano ce lo possono togliere dalle palle solo le sue donne, o con queste piccole scaramucce (che peraltro rientrano sempre in fretta e rafforzano l’immagine di un uomo solo al comando che risolve le bizze interne al partito) o, come mi diceva Alga qualche giorno fa, STRINGENDO I DENTI. Buon solstizio a tutti comunque.


professioni e speranze

30 novembre 2010

Quello che non sopporto più oggi sono gli anziani bempensanti, mal facenti e dalle idee vieppiù confuse

“Una ragazza che si dichiarasse prostituta davanti al mondo si preclude tutte le strade per un lavoro futuro, o per trovare un marito”

Leggendo questa frase detta dal presidente del consiglio (è un virgolettato pubblicato sul sito del giornale di suo fratello indi possiamo ritenere la abbia davvero detta o, il che è lo stesso, che ritenga utile che si pensi lo abbia fatto) mi vengono alcuni pensieri:

(1)   Se fossi persona dedita alla prostituzione mi sentirei offesa. Intanto perché un lavoro ce l’ho già indi non mi precludo proprio niente. Quanto al marito non è necessariamente una cosa che sia proprio indispensabile per la propria realizzazione no? E se mi capitasse per le mani o sotto i denti il premier o una sua parte non so se resisterei alla tentazione di fargli molto male.

(2)   Spero sinceramente che quanto detto al punto (2) accada. Senza esagerare, diciamo collocandosi in quella zona grigia che sta fra un forte dolore e il reato di lesioni…

(3)   Qualora il premier faccesse le mie stesse considerazioni questo potrebbe portare infine ad una moralizzazione della vita pubblica (chissenefrega!) e alla possibilità per Silvio Berlusconi di riallocare al sonno le ore che Morfeo pretende da un signore di una certa età quale lui ormai (da anni) è.


Quello che non sopporto, oggi, è la vita

29 novembre 2010

in particolare quella umana. Questo cancro schifoso che si è diffuso in ogni angolo del pianeta, diffondendo le sue secrezioni più disgustose di merda piscio cemento e letteratura ovunque. Meno male che tutto prima o poi ha fine.


I remember DFW

16 novembre 2010

Quello che non sopporto oggi è che David Foster Wallace si sia suicidato.

A sorpresa su un blog che frequento molto compare questo pezzo (di cui qui si trova la versione inglese, più o meno). Non è probabilmente molto elegante postare su un blog il link ad un altro blog che a sua volta riporta un pezzo tratto da un discorso finito in un libro. Però siccome vale proprio la pena di leggerle ste tre paginette me ne frego della netiquette e pubblico. Buona lettura.


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